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Tag-Archive for "roma"

La donna ordinata prete a Roma mag 25

Roma. La Chiesa “vetero cattolica dell’unione di Utrecht” ha ordinato sacerdote la siciliana Maria Vittoria Longhitano, insegnante e sposata.

Totti-Balotelli, peccatori diversi mag 06

Volendo, di Roma-Inter, finale di Coppa Italia, si potrebbero scrivere un paio di libri. Infiniti i possibili temi da approfondire: le scelte iniziali dei due tecnici, il fantastico gol di Milito, le (comprensibili) difficoltà dell’arbitrio Rizzoli, il monitor di Mourinho, i pugni di Mexes, lo starpotere nerazzurro nella seconda metà di gara, l’impotenza di Ranieri, il nuovo amore scoppiato tra Balotelli e l’Inter, il sascrificio di Eto’o, la triste invasione di campo, il primo trofeo del 2010 dell’Inter, il (comprensibile) vanto dello Special al termine della gara, la stizza di Materazzi, etc etc etc. Bene, tutto questo sarà (e non solo momentaneamente) messo da parte per parlare dell’unico gesto che verrà davvero ricordato per settimane, mesi, anni: il calcione rifilato da capitan Totti a Balotelli al minuto 90. “Calcione” corredato da “calcino” alla testa pescato dalla telecamere. Tutto vero, purtroppo.

L’ottavo re di Roma, a mente fredda, si è così giustificato: “Balotelli è un provocatore sistematico. Non sempre si possono ignorare offese così pesanti, alcune personali e altre dirette ad infangare una città ed un intero popolo, soprattutto quando provengono sempre dalla stessa persona”. Sembra di rivivere la querelle Materazzi-Zidane, con il primo finito ko dopo una violenta testata (e ignoboli offese “dedicate” al francese) e il secondo incapace di scusarsi dopo l’ignobile gesto “dedicato” all’italiano.

Ora, sapere cosa abbia detto SuperMario a Totti (soprattutto nella gara d’andata di campionato) non è possibile, mentre il calcione del capitano giallorosso è sotto gli occhi di tutti. Il limite, probabilmente, lo hanno superato entrambi. In momenti diversi. Sul comportamento di Totti, ovviamente, pesano anche età e cognome. Montali lo ha rimproverato pubblicamente. Non sarebbe stato necessario, se solo il re avesse trovato la forza per togliersi la corona un secondo…

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Va a Roma la Coppa Italia della pizza mag 06

Il romano Antonino Giammatteo, proprietario della pizzeria ”La Genzanese” di Velletri, si è aggiudicato la prima edizione della Coppa Italia di pizza. Il concorso, organizzato dall’Unione Europea pizzaioli tradizionali e ristoratori, prevedeva otto diverse categorie. Hanno partecipato 120 pizzaioli di tutta Italia. La delegazione più numerosa con 40 partecipanti è stata quella pugliese, seguita da quella campana con 20.

Giammatteo ha vinto, portando così la coppa a Roma, perchè si è piazzato nei primi posti in ben sei delle categorie previste. I vincitori delle singole batterie sono stati: Enzo Cacialli di Napoli per la margherita doc, Gesualdo Caltabiano di Cosenza per la pizza classica, Antonio Sacco di Trento per il calzone doc, Angelo Stefano D’Auria di Livorno per la pizza in teglia, Patrizio Moretti di Viterbo per la pizza dessert, Giancarlo Rendina di Viterbo per la pizza senza glutine, Antonino Giammatteo per la pizza alla pala, il pugliese Antonio Trivento per la pizza artistica.

Stupiti dello stupore. Purtroppo… mag 03

L’unica anomalia di Lazio-Inter è stata la prestazione di Muslera. Incredibile a dirsi, ma il portierino bianconceleste ha (persino) parato il parabile. I suoi compagni, però, forse per pareggiare i conti all’interno dello spogliatoio, si sono “impegnati parecchio” riuscendo “facilmente” a perdere la partita. Beh, diciamoci la verità: come sarebbe andata a finire lo si sapeva con largo anticipo; sulla (scarsissima) opposizione della Lazio avrebbe scommesso anche il più accanito sostenitore bianconceleste; sulle polemiche giallorosse pure. Non prima di aver precisato che quello andato in scena all’Olimipico è stato uno spettacolo pietoso e che 22 giocatori che “lottano” per lo stesso risultato mettono una tristezza infinita, viene spontanea una riflessione/provocazione: noi ci stupiamo dello stupore.

Sì, perché quando uno va al cinema, mica si arrabbia quando “scopre” che nulla di quanto osservato è vero. L’etica rimane fuori dagli stadi di calcio da decenni. In un mondo ideale, nessuno dovrebbe cercare un rigore, chiedere un’ammonizione per un avversario, fingere di avere un male boia alla caviglia solo per perdere tempo. Tutto questo è all’ordine del giorno eppure sopravviviamo lo stesso facendo finta di non vedere ogni qualvolta, di un episodio simile, si macchia un giocatore della nostra squadra. E’ ora di finirla di fare i moralisti solo quando conviene e, spesso, senza averne l’autorità. Cosa dite? Un contro è chiedere un’ammonizione, un altro è giocare per perdere? Probabilmente è vero, ma ormai il pezzo è scritto e non possiamo più cambiare idea…

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Alla Roma resta la Lazio apr 26

Come può cambiare la vita in soli sette giorni. I primi a saperlo bene sono quei 3-4 milioni di tifosi giallorossi sparsi sul territorio. Dai pollici di Totti, si è passati alle lacrime di Mexes e darsi delle spiegazioni è quantomai facile. Sono tante e tutte possibili. Difficile, però, è individuare la maggiore. Innanzitutto, la pressione: l’Inter la sopporta da 5 anni, la Roma l’ha dovuta sopportare per poco più di 5 giorni. Ed è crollata. Secondo, la tenuta atletica: la Roma, al di là dei recenti successi (24 risultati utili consecutivi, ndr) non corre granchè. Con Totti in campo, corre ancora meno. La Samp, dal canto suo, è invece squadra assai tosta e in salute, e prevederne una buona prestazione all’Olimpico non era difficile.

Terzo, le scelte del tecnico: la rivoluzione copernicana attuata contro la Lazio era difficile da ripetere. Sfidare i re una volta è possibile, due è già più complicato. Ranieri, contro la Samp, una volta in difficoltà ha agito come non avrebbe dovuto e la frittata è stata automatica. Quarto: giocare senza centravanti - l’abitudine in casa Roma - oltre a un dispendio di energie maggiore comporta anche dei problemi evidenti davanti alla porta: come sarebbe finita Roma-Samp con Pazzini in giallorosso?

Adesso, paradosso dei paradossi, a ri-scucire lo scudetto dalle maglie dell’Inter dovrebbe essere la Lazio che contro la Roma ha subìto un un’umiliazione a fine gara ben superiore alla sconfitta subita sul campo durante la gara. Il 5 maggio insegna e Mourinho (in odore di impresa storica, leggasi Triplete) difficilmente farà la fine di Cuper. La differenza tra i due è evidente. Basta guardarli in faccia…

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Roma-Inter-Milan: il triangolo sì mar 28

Il cuore giallorosso, e un pizzico di fortuna, hanno riaperto il campionato: la Roma ora soffia sulle spalle dell’Inter, sempre più condizionata dagli impegni di Champions. La truppa di Mourinho sta mollando la presa in campionato come non ha mai fatto negli ultimi quattro anni: ogni partita è più insidiosa del dovuto e gli avversari, compreso che non si tratta più di un’armata invincibile ma di una squadra come le altre, provano tutte a fare risultato senza timori reverenziali. E l’Inter soffre.

A questo vanno ad aggiungersi i problemi di spogliatoio non certo di semplice risoluzione: il rapporto con Balotelli, quest’anno spesso decisivo, appare compromesso e servirà tutta la diplomazia di Branca & C per riuscire a recuperare il giocatore almeno fino a fine anno. Certo, i nerazzurri hanno dalla loro parte un calendario abbordabile, ma simile a quello della Roma, e una forza superiore a quella di tutte le altre squadre: basterà avanzando in Champions?

Terzo incomodo il Milan, che appare svantaggiato rispetto alle avverarie. Non tanto per i 4 punti che stasera potrebbero diventare uno solo, quanto per una rosa che non riesce a supplire alla valanga di infortuni e una condizione fisica precaria. Da aggiungersi all’inesperienza di Leonardo che nelle partite più complicate si è fatta opprimente. Sarà una bella volata. Vinca il migliore.

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L’Inter vince anche senza giocare feb 01

Sono passati otto giorni da quando il Milan aveva tra le mani (anzi, tra i piedi) la palla buona, quella che teoricamente (ma molto teoricamente) avrebbe potuto riaprire il campionato. A -6, con il derby da giocare e la partita con la Fiorentina da recuperare, Leonardo poteva sognare l’aggancio. Peccato che il risveglio sia stato peggiore del peggior incubo. Schiantato nel derby ben oltre il risultato finale, il Milan ha alzato le braccia, arrendendosi, contro il Livorno. Un pareggino tanto inutile ai fini della classifica quanto utile ai fini della verità.

Sì, perché ha svelato una volte per tutte il bluff rossonero, che tanto simile è a quello giallorosso, a quello bianconero, a quello viola etc etc etc. Nessuno, nel campionato italiano, è in grado di competere con l’Inter nell’arco delle 38 giornate, nell’arco dei nove mesi. La superiorità della squadra di Mourinho sulle rivali è talmente grande da consentire all’Inter di vincere il quinto scudetto consecutivo senza nemmeno sporcarsi le scarpe, senza nemmeno scendere in campo.

Rimasta a guardare a causa della neve che ha imbiancato il Tardini di Parma, infatti, la banda dello Special ha ulteriormente consolidato la sua leadership, recentemente messa in dubbio da qualche critico di troppo. Eppure qualcuno, guardando la formazione del Milan scesa in campo nelle ultime giornate, determinate osservazioni avrebbe anche potuto farle. Favalli gioca in A dal 1989, Ambrosini dal 1995, Gattuso dal 1996. Beckham ha esordito in Premier nel ‘95, Ronaldinho nel 1998 era la stella emergente del Gremio, Seedorf nel 1992 era titolare nell’Ajax. E che dire di Nesta, da anni a mezzo servizio? Insomma, nessuna sorpresa. Però, che diamine, l’Inter facciamola almeno giocare…

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