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“Piacere, sono Rafa lo sfigato” set 02

C’è chi nasce in camicia e chi nasce in canotta. José Mourinho è nato in camicia, Rafa Benitez in canotta. Per capirlo, basta aguzzare la vista. Il primo è bello, magro, ricco. Il secondo è ricco, bruttarello e decisamente grassoccio. Nulla di male, per carità. Il problema è che i due hanno un distinguo decisamente più “pesante”. Il primo da Moratti ha avuto tutto, ma proprio tutto, quel che poteva ottenere: da Milito a Sneijder, da Lucio a Quaresma (!). Il secondo, invece, non ha avuto un bel niente, nemmeno una figurina da appiccicare all’armadietto dello spogliatoio. Perché Coutinho e Biabiany erano già nerazzurri mentre Balotelli è volato via senza colpo ferire.

Fossimo a scuola, il portoghese passerebbe alla storia come il figo della compagnia, mentre lo spagnolo rivestirebbe il ruolo dello sfigato del gruppo. E, come si sa, le etichette sono assai difficili da cancellare. Servirebbe qualche titulo da festeggiare, ma Rafa non ha cominciato nel milgiore dei modi: vittoria in Supercoppa italiana, sconfitta senza attenuanti in Supercoppa Europea. A dir la verità, non è cominciata troppo bene nemmeno l’avventura di Mourinho a Madrid; il Real, infatti, ha impattato 0-0 nell’esordio della Liga. Lo Special, però, invece che incassare le critiche è immediatamente passato all’attacco: “Non sono mica Harry Potter, non faccio magie. Vivo nel calcio e il calcio è realtà”.

Situazione agevole, quella del Vate di Setubal. Arrivare dopo il fallimento griffato Pellegrini è piuttosto agevole. Mica come arrivare all’Inter dopo il triplete di Mourinho. Questione di stimmate. O, più semplicemente, di canotte e camicie…

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Mercato: Milan in rimonta, Inter immobile ago 31

Ibra domenica e Robinho martedì. Nel giro di 48 ore il Milan ha messo a segno i due colpi potenzialmente più pesanti dell’intera fiera dei sogni del mercato. Dopo due mesi di tentennamenti e dintorni, Galliani riallinea i suoi alla corazzata Inter, ancor’oggi da ritenersi favorita nella corsa allo scudetto. Al Milan arriva Robinho (per 18 milioni più bonus) mentre la Roma strappa Borriello alla Juventus scatenando l’entusiasmo nell’etere capitolino. La Juventus ha chiuso il mercato prendendo il difensore chiesto da Del Neri, che però sara’ Rinaudo, ovvero solo un buon rincalzo. In bianconero anche l’ex Arsenal Traorè.

La Sampdoria è stava brava a dire no alle offerte del Real Madrid per Pazzini, la Lazio ha resistito alle proposte del Tottenham per Zarate. Colpo del Napoli per il giovanissimo mulatto Nicolao Dumitru, italianissimo ma con padre romeno e madre brasiliana. L’ultimo affare è stato il passaggio di Jeda al Lecce, mentre il Cesena ha esagerato e di giocatori ne ha presi sei in un colpo solo. Nella volata per Perez del Monaco l’ha spuntata il Bologna, mentre Gelson Fernandes, lo svizzero ‘giustiziere’ della Spagna nell’esordio mondiale, è passato a sorpresa al Chievo.

Juve e Agnelli all’attacco: è giusto? mag 11

La Juventus ha chiesto ufficialmente la revoca dello scudetto 2006 e il deferimento degli altri club colpevoli (eventualmente) della violazione dell’articolo 1 del codice sportivo. Il primo passo ufficiale dell’era Andrea Agnelli, quindi, è di quelli che lasciano il segno. Per alcuni, un atto dovuto, un segno di rispetto nei confronti dei tifosi bianconeri e della verità. Per altri, un gesto inelegante che dimostra l’incapacità della Juve di accettare un verdetto e di mettersi alle spalle Calciopoli.

L’intenzione è quella di lasciare a Voi lettori l’arduo compito della sentenza (facciamo del parere) in proposito. Per farlo, ricordiamo quanto previsto dall’articolo 1: “Coloro che sono tenuti all’osservanza delle norme federali devono comportarsi secondo i principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva”. La Juve moggiana lo ha fatto? Pare di no, ed è stata punita. Milan, Lazio, Fiorentina, Reggina e Messina neppure, e sono state punite. Merita uguale trattamento (non in misura, ma nel merito) anche l’Inter, ovvero la società alla quale è stato assegnato lo “scudetto di cartone” nel 2006?

Questa è l’intercettazione che, probabilmente, dà più di ogni altra il senso della misura della vicenda al centro del “contenzioso”. Al telefono, l’allora presidente dell’Inter, Giacinto Facchetti, e l’allora designatore degli assistemti degli arbitri, Gennaro Mazzei.

Mazzei: Sono in macchina che vado a Coverciano
Facchetti: Stai andando a Coverciano?
Mazzei: Sì perché mi trovo tra mezzoretta con Bergamo
Facchetti: Sceglili bene per domenica sera eh…
Mazzei: Numero 1 e numero 2, penso eh, a ’sto punto penso da quello che… Ivaldi e Pisacreta
Facchetti: Ivaldi e Pisacreta
Mazzei: Eh sono il numero 1 e il numero 2
Facchetti: Sì certo, e il numero 1 degli arbitri……. (il riferimento è a Pierluigi Collina, che in quei giorni veniva richiesto soprattutto da Roberto Mancini n.d.r)
Mazzei: Eh sì, speriamo che ci caschi con questo sorteggio del cavolo, che ci caschi il numero 1
Facchetti: Ma vaaa… non devono farli i sorteggi, lì devono… ehhh
Mazzei: Eh, come si fa Giacinto….
Facchetti: Ehhh….
Mazzei: Purtroppo ci vuole fortuna lì, perché ti dico la verità, qui il sorteggio lo fa un giornalista, devono studiare una griglia dove le possibilità sono più alte… l’unica cosa…
Facchetti: Ma sì, mettono De Santis che ha già fatto la Juve domenica e non può, mettono Rosetti che è di Torino…
Mazzei: Ma devono lasciare un campo aperto almeno del 50% per quello che è scritto nel regolamento, mi sembra
Facchetti: Come?
Mazzei: Devono lasciare un campo aperto almeno del 50% per quello che è scritto nel regolamento mi sembra
Facchetti: Ah…
Mazzei: Perché non possono forzare con le preclusioni, almeno un 50% di possibilità, almeno mi sembra che è scritto sul regolamento… dopo ne parlo con Bergamo
Facchetti: Ma.. vabbè vabbè … senti allora per C.E. li lascio…

L’allora dg della Juventus, Luciano Moggi, all’epoca parlava così di griglie con Paolo Bergamo, designatore arbitrale.

Moggi: Ora ti dico quello che mi ero studiato io.
Bergamo: Vai! …Vediamo cosa torna con quello che ho studiato io… Chi ci metti in prima griglia di squadre? Di partite?
M. Aspè…fammi piglià il foglietto! Perché io me la son guardata oggi per bene… Allora, io ho fatto: Inter-Roma, Juventus-Udinese, Reggina-Milan, Fiorentina-Parma che non può non essere messa qui; e Siena-Messina
B. Sì
M. Ho fatto di 5, ma si po’ fa’ anche di 4 però! Non è che però Siena-Messina… mi sembra una partita abbastanza importante! Mi sembra, eh?
B. Poi c’è anche Livorno-Sampdoria che all’andata è stato un casino!
M. Sono due squadre che in pratica so un po’ più tranquille.
B. Vabbè, vai, tanto questo cambia poco, se ne po’ aggiungere anche una volendo, però arbitri per la prima fascia ce ne ho pochi. Dimmi!
M. Io ci ho messo Bertini, Paparesta, Trefoloni, Racalbuto, ci avevo messo Tombolini, però Tombolini poi ha fatto un casino con la Lazio, non lo so qui com’è, ha dato un rigore… questi qui erano gli arbitri che io avevo messo in questa griglia!
B. E Rodomonti al posto di Tombolini, no?
M. Va bene pure!
B. E allora s’era fatta uguale vedi!

Non era da meno l’allora responsabile delle relazioni con gli arbitri del Milan, Meani, qui al telfono con Pairetto, ex designatore arbitrale.

Meani: Che griglia, che griglia farete oggi?… Ancora il solito….
Pairetto: Ma penso che divideremo ancora in due si si si là.
Meani: Io penso ancora dentro Rosetti, Pieri….
Pairetto: Si questi qui sai… Rosetti, Racalbuto, Bertini. Dondarini sta andando bene, molto bene.
Meani: Dondarini è ora che….
Pairetto: …Sai che dobbiamo lanciarlo.
Meani: … provi anche un po’ il San Siro… No, ma non c’è problema eh, tutto a posto.
Pairetto: Bene.
Meani: Ti ringrazio tanto eh.
Pairetto: Ci mancherebbe.
Meani: Ciao Ciao.
Pairetto: A presto eh… ciao ciao.

Meani parlava anche cin Bergamo.

Meani: Te chi mi mandi a Firenze?.
Bergamo: Come griglia? Te dici come griglia di arbitri? L’abbiamo fatta a tre ma mi fai dire una cosa che con Gigi (Pairetto l’altro designatore) non abbiamo ancora concordato… Ho in mente di metterne tre perché non voglio preclusioni e gli arbitri sono Messina, Farina e Rodomonti per me, poi sentiamo Gigi perché poi immaginerai quelli che sono i tre che voglio mettere la domenica successiva…(la griglia per Milan-Juventus, ndr).
Meani: Ho capito, tu vuoi mettere Paparesta….
Bergamo: Si.
Meani: Collina….
Bergamo: Si.
Meani: Trefoloni.
Bergamo: Sissignore, e mi ci gioco la testa…
Meani: Però a Trefoloni gli fai un bel discorsetto…
Bergamo: Stai tranquillo, stai tranquillo…
Meani: Perché se no gli tagliamo la testa noi…
Bergamo: Stai tranquillo…
Meani: Se no chiamalo e parlagli…

 

Ah, quanto è ardua questa sentenza…

Totti-Balotelli, peccatori diversi mag 06

Volendo, di Roma-Inter, finale di Coppa Italia, si potrebbero scrivere un paio di libri. Infiniti i possibili temi da approfondire: le scelte iniziali dei due tecnici, il fantastico gol di Milito, le (comprensibili) difficoltà dell’arbitrio Rizzoli, il monitor di Mourinho, i pugni di Mexes, lo starpotere nerazzurro nella seconda metà di gara, l’impotenza di Ranieri, il nuovo amore scoppiato tra Balotelli e l’Inter, il sascrificio di Eto’o, la triste invasione di campo, il primo trofeo del 2010 dell’Inter, il (comprensibile) vanto dello Special al termine della gara, la stizza di Materazzi, etc etc etc. Bene, tutto questo sarà (e non solo momentaneamente) messo da parte per parlare dell’unico gesto che verrà davvero ricordato per settimane, mesi, anni: il calcione rifilato da capitan Totti a Balotelli al minuto 90. “Calcione” corredato da “calcino” alla testa pescato dalla telecamere. Tutto vero, purtroppo.

L’ottavo re di Roma, a mente fredda, si è così giustificato: “Balotelli è un provocatore sistematico. Non sempre si possono ignorare offese così pesanti, alcune personali e altre dirette ad infangare una città ed un intero popolo, soprattutto quando provengono sempre dalla stessa persona”. Sembra di rivivere la querelle Materazzi-Zidane, con il primo finito ko dopo una violenta testata (e ignoboli offese “dedicate” al francese) e il secondo incapace di scusarsi dopo l’ignobile gesto “dedicato” all’italiano.

Ora, sapere cosa abbia detto SuperMario a Totti (soprattutto nella gara d’andata di campionato) non è possibile, mentre il calcione del capitano giallorosso è sotto gli occhi di tutti. Il limite, probabilmente, lo hanno superato entrambi. In momenti diversi. Sul comportamento di Totti, ovviamente, pesano anche età e cognome. Montali lo ha rimproverato pubblicamente. Non sarebbe stato necessario, se solo il re avesse trovato la forza per togliersi la corona un secondo…

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Stupiti dello stupore. Purtroppo… mag 03

L’unica anomalia di Lazio-Inter è stata la prestazione di Muslera. Incredibile a dirsi, ma il portierino bianconceleste ha (persino) parato il parabile. I suoi compagni, però, forse per pareggiare i conti all’interno dello spogliatoio, si sono “impegnati parecchio” riuscendo “facilmente” a perdere la partita. Beh, diciamoci la verità: come sarebbe andata a finire lo si sapeva con largo anticipo; sulla (scarsissima) opposizione della Lazio avrebbe scommesso anche il più accanito sostenitore bianconceleste; sulle polemiche giallorosse pure. Non prima di aver precisato che quello andato in scena all’Olimipico è stato uno spettacolo pietoso e che 22 giocatori che “lottano” per lo stesso risultato mettono una tristezza infinita, viene spontanea una riflessione/provocazione: noi ci stupiamo dello stupore.

Sì, perché quando uno va al cinema, mica si arrabbia quando “scopre” che nulla di quanto osservato è vero. L’etica rimane fuori dagli stadi di calcio da decenni. In un mondo ideale, nessuno dovrebbe cercare un rigore, chiedere un’ammonizione per un avversario, fingere di avere un male boia alla caviglia solo per perdere tempo. Tutto questo è all’ordine del giorno eppure sopravviviamo lo stesso facendo finta di non vedere ogni qualvolta, di un episodio simile, si macchia un giocatore della nostra squadra. E’ ora di finirla di fare i moralisti solo quando conviene e, spesso, senza averne l’autorità. Cosa dite? Un contro è chiedere un’ammonizione, un altro è giocare per perdere? Probabilmente è vero, ma ormai il pezzo è scritto e non possiamo più cambiare idea…

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Alla Roma resta la Lazio apr 26

Come può cambiare la vita in soli sette giorni. I primi a saperlo bene sono quei 3-4 milioni di tifosi giallorossi sparsi sul territorio. Dai pollici di Totti, si è passati alle lacrime di Mexes e darsi delle spiegazioni è quantomai facile. Sono tante e tutte possibili. Difficile, però, è individuare la maggiore. Innanzitutto, la pressione: l’Inter la sopporta da 5 anni, la Roma l’ha dovuta sopportare per poco più di 5 giorni. Ed è crollata. Secondo, la tenuta atletica: la Roma, al di là dei recenti successi (24 risultati utili consecutivi, ndr) non corre granchè. Con Totti in campo, corre ancora meno. La Samp, dal canto suo, è invece squadra assai tosta e in salute, e prevederne una buona prestazione all’Olimpico non era difficile.

Terzo, le scelte del tecnico: la rivoluzione copernicana attuata contro la Lazio era difficile da ripetere. Sfidare i re una volta è possibile, due è già più complicato. Ranieri, contro la Samp, una volta in difficoltà ha agito come non avrebbe dovuto e la frittata è stata automatica. Quarto: giocare senza centravanti - l’abitudine in casa Roma - oltre a un dispendio di energie maggiore comporta anche dei problemi evidenti davanti alla porta: come sarebbe finita Roma-Samp con Pazzini in giallorosso?

Adesso, paradosso dei paradossi, a ri-scucire lo scudetto dalle maglie dell’Inter dovrebbe essere la Lazio che contro la Roma ha subìto un un’umiliazione a fine gara ben superiore alla sconfitta subita sul campo durante la gara. Il 5 maggio insegna e Mourinho (in odore di impresa storica, leggasi Triplete) difficilmente farà la fine di Cuper. La differenza tra i due è evidente. Basta guardarli in faccia…

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La vittoria dell’Inter, il trionfo di Mou apr 21

Chi aveva visto giocare il Barcellona di recente, dall’andata delle semifinali di Champions League si aspettava un grandissimo spettacolo. Blaugrana, soprattutto. Nei quarti contro l’Arsenal e nella recentissma sfida del Barnabeu contro il Real Madrid, Messi e compagni avevano dato l’impressione di essere (quasi) onnipotenti; di poter disporre a proprio piacimento degli avversari; di potersi regalare giocate “aggratis” giusto per il gusto di divertirsi.

Al Meazza, però, a divertirsi è stato soprattutto Mourinho, il primo tecnico capace di rifilare due gol di scarto a Guardiola, l’unico tecnico dell’attuale Champions a riuscire a infilare 6 vittorie consecutive, l’unico tecnico - soprattutto - capace di cambiare mentalità alla più provinciale delle squadre europee: l’Inter.

Abituata ad affrontare le guerre con il coltellino svizzero nel taschino, la Beneamata si è finalmente attrezzata adeguatamente e, armata di tutto punto, ha cominciato ad affrontare Chelsea e Barcellona esattamente come affronta Siena e Bologna. Si può vincere, perdere o pareggiare, ma giocando per il jackpot finale. Non per prolungare l’agonia.

Mourinho, in questo, è stato un maestro. Viene in mente la dichiarazione rilasciata al “Chiambretti Night” lo scorso anno. Lo Special recitò così: “Dopo Liveropool, Mancini disse che se ne sarebbe andato. Dopo Manchester, io ho imposto una riunione per capire come fare a vincere il prossimo anno. Mi sembra che ci sia una grossa differenza…”. C’è, José, c’è eccome. Per questo, comunque vada la semifinale di ritorno, tutti oggi ti facciamo i complimenti. Anche se per trovare una squadra più debole vincere in campionato bisogna fare un’overdose di fosforo…

Roma-Inter-Milan: il triangolo sì mar 28

Il cuore giallorosso, e un pizzico di fortuna, hanno riaperto il campionato: la Roma ora soffia sulle spalle dell’Inter, sempre più condizionata dagli impegni di Champions. La truppa di Mourinho sta mollando la presa in campionato come non ha mai fatto negli ultimi quattro anni: ogni partita è più insidiosa del dovuto e gli avversari, compreso che non si tratta più di un’armata invincibile ma di una squadra come le altre, provano tutte a fare risultato senza timori reverenziali. E l’Inter soffre.

A questo vanno ad aggiungersi i problemi di spogliatoio non certo di semplice risoluzione: il rapporto con Balotelli, quest’anno spesso decisivo, appare compromesso e servirà tutta la diplomazia di Branca & C per riuscire a recuperare il giocatore almeno fino a fine anno. Certo, i nerazzurri hanno dalla loro parte un calendario abbordabile, ma simile a quello della Roma, e una forza superiore a quella di tutte le altre squadre: basterà avanzando in Champions?

Terzo incomodo il Milan, che appare svantaggiato rispetto alle avverarie. Non tanto per i 4 punti che stasera potrebbero diventare uno solo, quanto per una rosa che non riesce a supplire alla valanga di infortuni e una condizione fisica precaria. Da aggiungersi all’inesperienza di Leonardo che nelle partite più complicate si è fatta opprimente. Sarà una bella volata. Vinca il migliore.

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Inter, urna (s)fortunata mar 19

Sarà il Cska Mosca l’avversario dell’Inter nei quarti di finale di Champions League. Dopo il Chelsea, almeno apparentemente, un avversario più agevole. Apparentemente, dicevamo, perché il calcio russo, e quello dell’Est in generale, è in prepotente evoluzione. Lo dimostrano i recenti successi di Zenit San Pietroburgo e Shakhtar Donetz in Europa League. Lo dimostrano, soprattutto, i pesanti investimenti economici dei proprietari dei club in questione. Di sicuro, però, non ci sarà un Drogba a togliere il sonno a Lucio e compagni.

Presumibilmente, comunque, ci sarà da fare i conti con la maggior freschezza atletica degli avversari che, causa pausa invernale lunga tre mesi, hanno cominciato la stagione da un paio di settimane. Precisato quel che c’era da precisare, va detto che Mourinho, adesso, non può avere paura. E dopo aver sovvertito il pronostico a Stamford Bridge, ora è “obbligato” a rispettarlo, quel pronostico.

A cosa ci riferiamo, quindi, con quella “s” tra parentesi nel titolo? Alle semifinali, ovviamente. Perché nell’eventuale penultimo “step” i nerazzurri, Arsenal permettendo, dovrebbero vedersela con il Barcellona, squadra quasi imbattibile nel doppio confronto, nei 180 minuti. Al Camp Nou, nel girone, l’Inter non pagò nemmeno il prezzo del biglietto. Giocarsela alla pari sarebbe davvero difficile. D’altronde, si chiama Champions League giusto?

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Balotelli/Raiola non fanno gli “ospiti” mar 13

Caro Moratti, non ti crediamo. Quando il presidente dell’Inter dice “Non sono per nulla preoccupato dal fatto che Raiola abbia preso la procura di Balotelli perché con lui abbiamo fatto ottimi affari”, in realtà, dice una bugia. Il passaggio di Super Mario sotto la scuderia del buon Carmine, infatti, non preannuncia nulla di buono. Preannuncia, anzi, un addio anticipato all’Inter. Perché questo racconta la storia passata. E perché questo racconta la storia recente.

In Corso Vittorio Emanuele, infatti, il padrone di casa è abituato a farlo Jorge Mendes il quale, oltre a Mourinho, ha già portato in nerazzurro Figo, Maniche, Pelè e Quaresma. La voce (assai grossa) fuori dal coro era quella di Ibrahimovic e tutti sappiamo come sia andata a finire la vicenda. Come accaduto in passato con Ajax e Juventus, Ibra ha deciso di lasciare l’Inter con largo anticipo rispetto al previsto e ha fatto le valigie in un amen. La volontà dell’Inter? Ha contato nulla.

Raiola, a suo tempo, organizzò con Moggi la strategia giusta per far sì che lo svedesone lasciasse l’Olanda, poi si accordò con Moratti mettendo l’inesperta dirigenza bianconera spalle al muro, infine prese la coppia Maxwell-Ibrahimovic e, bella impacchettata, la spedì nel meraviglioso lido catalano. Sempre facendo quella voce grossa che a Milano, come detto, è abituato a utilizzare il buon Mendes.

Ora: Balotelli, rimasto fuori dalla scuderia di Jorge Mendes, ha pagato sulla sua pelle (vedi rapporti con Mourinho) la scelta adottata e, adesso, ha già un piede lontano da Appiano Gentile. Per andare dove? Nessuno lo sa. L’Inghilterra (Arsenal, Manchester City e Chelsea) è pista assai praticabile, ma lo stesso Barcellona è attratto non poco dal Mariolone nazionale. Sempre che il Milan non decida di fare l’ennesimo sgarro ai cugine. Difficile, però: 55 milioni di euro (quelli della clausolo rescissoria) sono davvero tanti. Per i club italiani, s’intende…

Inter, devi accettare. E imparare. feb 23

Le sentenze vanno rispettate. Sempre e comunque. La prima società a doverlo sapere è l’Inter che dalle decisioni dei giudici di Calciopoli ha tratto enorme vantaggio. In via Durini nessuno, nell’estate del 2006, si sognò di alzare un dito né tanto meno di rifiutare uno scudetto. E ci mancherebbe altro. Coerenza vorrebbe, però, che adesso Massimo Moratti facesse altrettanto, rimproverando i suoi e incassando multe e squalifiche varie. Sacrosante, tra l’altro.

Non è stato e non sarà così. L’Inter (e il suo presidente) a tutto pensano tranne che a mettersi l’anima in pace. Gli avvocati sono al lavoro per presentare ricorso. Come se mimare le manette, minacciare l’arbitro e menare (perché questo è quanto accaduto nel sottopassaggio di San Siro) non fosse di una gravità assoluta, punibile in maniera esemplare come, purtroppo, non (NON) è avvenuto.

La speranza, adesso, è duplice. Prima di tutto urge sperare che non venga utilizzata nessuna clemenza nei confronti di chi ha offerto uno spettacolo ignobile a tutta Italia. Poi bisogna augurarsi che Moratti e il resto della truppa facciano autocritica, imparando una volta per tutte la lezione. In campo si va per giocare a calcio, non per tirare calci né tanto meno per creare un clima da saloon.

Con Mourinho la partita sembra persa in partenza. La speranza è che Moratti porti a casa almeno il pareggio…

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La rabbia chiude la bocca all’Inter feb 21

Silenzio stampa dopo lo 0-0 con la Samp

Nessun tesserato dell’Inter davanti a microfoni e taccuini al termine della partita con la Samp. Una decisione che sarebbe stata presa dallo stesso presidente Massimo Moratti per evitare conseguenze disciplinari dopo un match tesissimo. L’Inter contesta Tagliavento, che ha espulso Samuel e Cordoba lasciando i nerazzurri in 9 per oltre 50 minuti. Tace Mourinho che, però, avrebbe sibilato uscendo da S.Siro “solo in sei possono farci perdere”

Bocche cucite, dunque. Probabilmente per digerire meglio una serata di decisioni indigeste ed evitare dichiarazioni come quelle gia’ costate deferimenti e multe a tecnico e societa’ nelle ultime settimane. Il silenzio stampa durera’ fino a martedi’, vigilia della gara di Champions League con il Chelsea. Ma Mourinho, che aveva cominciato la partita comodo e silenzioso in panchina, e’ stato a sufficienza esplicito quando incrociando i polsi ha mimato il gesto delle manette per una delle tante decisioni di Tagliavento che lo hanno fatto infuriare. L’atmosfera, resa calda anche dalla protesta con i fazzoletti bianchi inscenata sugli spalti dai tifosi nerazzurri, non e’ piaciuta all’amministratore delegato della Sampdoria Giuseppe Marotta: ”Bisogna tenere i toni bassi - ha detto – sono amareggiato come uomo di calcio per quello che ho visto”. Sugli episodi che hanno scatenato le proteste degli interisti Marotta ha detto che secondo lui si trattava di ”provvedimenti giusti, come giusta e’ stata l’espulsione di Pazzini”.

SAN SIRO: “PANOLADA” CONTRO TAGLIAVENTO
Inedita protesta, perlomeno a San Siro, dei tifosi nerazzurri contro l’arbitraggio di una partita. Durante il match con la Samp, verso il 10′ del secondo tempo, dagli spalti hanno sventolato fazzoletti bianchi per esprimere il proprio dissenso, poco dopo un’ammonizione a Eto’o, reo di simulazione nell’area di rigore doriana. Questo tipo di manifestazione, che era gia’ stata adottata dai tifosi del Napoli la scorsa settimana, affonda le proprie radici nel campionato spagnolo: nella Liga, infatti, la ‘panolada’ e’ molto diffusa, in genere come protesta dei tifosi nei confronti della propria squadra quando gioca male.

BALOTELLI-MILAN, IRONIA DEGLI ULTRAS
”Mario, ti sei divertito martedi’? Anche noi!”. Cosi’ i tifosi interisti in curva Sud a San Siro hanno ironizzato sulla presenza dell’attaccante nerazzurro Mario Balotelli in tribuna durante l’incontro di Champions League Milan-Manchester United di martedi’ sera. Prima della partita contro la Sampdoria, gli ultra’ nerazzurri hanno voluto scherzare su Mario ‘tifoso’ del Milan inserendo nello striscione anche una faccina sorridente. Questa iniziativa e’ stata anche un modo per ricordare la sconfitta della squadra allenata da Leonardo. Alla fine del primo tempo un nuovo striscione e’ apparso nello stesso settore. Stavolta i tifosi nerazzurri hanno auspicato per l’attaccante Mario Balotelli una trasferta in Inghilterra per la sfida di ritorno tra Milan e Manchester United: ‘Mario dimmi che vai anche a Manchester’.