Sei persone a tavola, poco tempo e nessuna voglia di cucinare? Questa preparazione fa al caso vostro!
Quando c’è caldo non c’è voglia di stare in piedi accanto ai fornelli, ne’ di avventurarsi con preparazioni complicate: questa non lo è davvero e non è neppure molto costosa… Farete davvero un figurone col nostro TACCHINO ALLA CANZANESE
Canzano è un bellissimo comune in provincia di Teramo, posto fra verdi colline, e sembra vivere in una atmosfera fuori del tempo: questa è una preparazione “d’antan”, quando con poco bisognava fare molto e gli ingredienti, anche i più inusuali, non erano alla portata di tutti come accade oggi… Infatti, sono sostanzialente DUE: tacchino e pepe in grani.
Fate così.
Il giorno precedente fatevi disossare dal macellaio una giovane tacchinella (circa 2700 grammi): ricordate però di farvi consegnare anche le ossa, la carcassa, le zampe ed il collo che avrà tolto. La sera, prima di cena, preparate così: prendete una grossa pentola alta e capace. Passate sale grosso e pepe trito dentro la tacchinella: mettete anche una manciata di origano secco ed una di pepe in grani. Cucite il tacchino, mettetelo sul fondo della pentola e contornatelo con altro pepe in grani e con lesue ossa ben pulite. Coprite il tutto con acqua abbondante (fino all’orlo) e fatelo cuocere così, scoperto, in forno caldissimo. Ci vorranno tre ore, che potrete trascorrere tranquillamente cenando, guardando un film, leggendo un libro o discutendo coi vostri cari.
A cottura ultimata, togliete il tacchino dalla pentola, sciogliete lo spago e porzionatelo: mettetelo in una teglia larga ma con bordi rilevati: filtrate il brodo di cottura e copritene il tacchino. Mettete il tutto in frigorifero e, la mattina seguente, vi troverete una bella gelatina ambrata e profumata che copre la carne. Servitela così, tagliata a pezzi, accompagnandola con insalata mista e facendo seguire un buon dessert. Vincenzo Buonassisi definì questo piatto “un piccolo miracolo di ingegnosità culinaria, perchè basato su un’estrema povertà di ingredienti”….Per me, non è SOLAMENTE “ingegnoso”, è soprattutto BUONO!
Giovanna Motta

Nonostante le temperature, c’è chi non vuole rinunciare ai formaggi… il calcio contenuto nei latticini è indubbiamente molto utile per le nostre ossa, e poi (dietologi e colesterolo a parte) il formaggio piace a molti. E’ un piatto sempre pronto (basta aprire il frigorifero e servirsi), si “sposa” con qualsiasi contorno e (con un po’ di fantasia) ci da la possibilità di creare ricette piacevoli e non molto costose. Provate questo CACIU ALL’ARGINTERA e ve ne innamorerete come me ne sono innamorata io (e fatto innamorare i miei ospiti)!
Fu Terenzio Varrone a raccontarci, per primo, cosa si metteva in tavola in Basilicata. Parlando, infatti, delle salsicce, egli ci dice che i Romani “chiamano LUCANICA la carne insaccata in un budello, perchè i nostri soldati hanno appreso il modo di prepararla dai Lucani”. LUCANICA o LUGANEGA è, da allora, sinonimo di salsiccia. Ciò sta a dimostrare che in cucina poco cambia col tempo: forse solo ciò che è soggetto allo sviluppo della tecnologia muta, ma ciò che è legato al gusto, no… o, perlomeno, non sempre! Ma non di sola LUCANICA vive la BASILICATA! E noi di Pronto in Tavola vi proponiamo invece un primo piatto gustoso ma velocissimo da preparare, con pecorino e uva passa.
Profumo di mare e di arancini: è quello che sorprende il nostro olfatto, se si arriva in Sicilia sulle navi traghetto. Pranzare con arancini e buon vino rosso, mentre si va da Villa San Giovanni a Messina, è una delle gioie della vita che DEVONO essere provate. E’ l’arancino/a acquista un sapore che non è quello che si sente consumandolo nelle molte rosticcerie “continentali”: forse, è l’aria che cede un poco dei suoi profumi, della sua magia… Ma come si fanno gli arancini? Noi di PRONTO IN TAVOLA tentiamo una risposta.
Ha un aroma ed un gusto delicato, è il giusto supporto per sapori e profumi di tante preparazioni squisite, senza però appesantirle. E dunque, VIVA SUA MAESTA’ IL BRODO e I PASSATELLI MARCHIGIANI. Sua Maestà ha molte facce, ma quella originale è il CONSOMME’: funge da “apripasto”, spesso in compagnia del Nobile Cognac, preludio ad una refezione che si suppone sofisticata ma, a volte, non è altro che un rimedio per l’inappetenza riottosa. Il secondo “look” di Sua Maestà si potrebbe definire “BRODO per PASTA RIPIENA”: delizioso, non c’è che dire, questo abbraccio liquido e caldo intorno all’involucro di pasta all’uovo che custodisce il suo tesoro nascosto! Un altro “modus” è l’unione BRODO/PATATE, inventata e nobilitata in territorio francese da Monsieur Parmentier, quasi preludio ad una più sostanziosa Vichyssoise.
Il paesaggio va dalle asperità montane più cupe al mare più interno e luminoso e, all’apparenza, più addomesticato. Il dialetto è dolce, quasi soave, ricco di sonorità e desinenze latine: la cucina del Friuli mantiene, più di ogni altra scienza, i dettami delle sue origini. Ed è tutta una scoperta, proprio perchè non si auto celebra ne’ si esporta facilmente (al contrario di molte altre tradizioni gastronomiche) e ci regala piatti semplici e indimenticabili, come questo FRICO che ho gustato a Venzone, anni or sono.
Come spesso accade nella cucina tradizionale delle località che s’affacciano sul mare, anche in Liguria si faceva cucina con poco, e con ciò che capitava sottomano: se si doveva acquistare qualcosa, lo si faceva con “aristocratica parsimonia” (così scrive uno scrittore ligure, Giuseppe Marcenaro), contando con cura il numero e la quantità delle porzioni. La cucina ligure, lungi dall’essere autoctona, risente delle influenze di regioni vicine e dei traffici con le antiche colonie della Repubblica di Genova.
La pasta alla norma siciliana è la specialità regionale preferita dagli italiani. Così almeno ha decretato il sondaggio realizzato in questi giorni nell’ambito della quarta edizione del Bit Tourism Award, evento collaterale alla Bit, la Borsa internazionale del Turismo, che si tiene a Milano. Nella votazione (online) dietro alla pasta alla norma si sono piazzati altri storici piatti come la fiorentina toscana e i pizzoccheri della lombarda Valtellina.