John Carlin, con “Ama il tuo nemico”, con cui racconta l’intuizione politica di Nelson Mandela di usare il rugby per unire i sudafricani, ha vinto il 47/mo Premio Bancarella Sport. Il premio è stato assegnato all’editor Enrico Racca in rappresentanza della casa editrice Sperling & Kupfner che ha pubblicato l’edizione italiana.Il volume del giornalista inglese ha ottenuto 36 voti su 110 schede valide pervenute, secondo con 23 voti si è piazzato “Maldafrica” di Lea Pericoli (Marsilio), mentre terzo, con 20 voti, è risultato “Preferisco la coppa”, la biografia dell’allenatore del Chelsea Carlo Ancelotti, scritta con Alessandro Alciato (Rizzoli).
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C’è chi nasce in camicia e chi nasce in canotta. José Mourinho è nato in camicia, Rafa Benitez in canotta. Per capirlo, basta aguzzare la vista. Il primo è bello, magro, ricco. Il secondo è ricco, bruttarello e decisamente grassoccio. Nulla di male, per carità. Il problema è che i due hanno un distinguo decisamente più “pesante”. Il primo da Moratti ha avuto tutto, ma proprio tutto, quel che poteva ottenere: da Milito a Sneijder, da Lucio a Quaresma (!). Il secondo, invece, non ha avuto un bel niente, nemmeno una figurina da appiccicare all’armadietto dello spogliatoio. Perché Coutinho e Biabiany erano già nerazzurri mentre Balotelli è volato via senza colpo ferire.
Fossimo a scuola, il portoghese passerebbe alla storia come il figo della compagnia, mentre lo spagnolo rivestirebbe il ruolo dello sfigato del gruppo. E, come si sa, le etichette sono assai difficili da cancellare. Servirebbe qualche titulo da festeggiare, ma Rafa non ha cominciato nel milgiore dei modi: vittoria in Supercoppa italiana, sconfitta senza attenuanti in Supercoppa Europea. A dir la verità, non è cominciata troppo bene nemmeno l’avventura di Mourinho a Madrid; il Real, infatti, ha impattato 0-0 nell’esordio della Liga. Lo Special, però, invece che incassare le critiche è immediatamente passato all’attacco: “Non sono mica Harry Potter, non faccio magie. Vivo nel calcio e il calcio è realtà”.
Situazione agevole, quella del Vate di Setubal. Arrivare dopo il fallimento griffato Pellegrini è piuttosto agevole. Mica come arrivare all’Inter dopo il triplete di Mourinho. Questione di stimmate. O, più semplicemente, di canotte e camicie…
Ibra domenica e Robinho martedì. Nel giro di 48 ore il Milan ha messo a segno i due colpi potenzialmente più pesanti dell’intera fiera dei sogni del mercato. Dopo due mesi di tentennamenti e dintorni, Galliani riallinea i suoi alla corazzata Inter, ancor’oggi da ritenersi favorita nella corsa allo scudetto. Al Milan arriva Robinho (per 18 milioni più bonus) mentre la Roma strappa Borriello alla Juventus scatenando l’entusiasmo nell’etere capitolino. La Juventus ha chiuso il mercato prendendo il difensore chiesto da Del Neri, che però sara’ Rinaudo, ovvero solo un buon rincalzo. In bianconero anche l’ex Arsenal Traorè.
La Sampdoria è stava brava a dire no alle offerte del Real Madrid per Pazzini, la Lazio ha resistito alle proposte del Tottenham per Zarate. Colpo del Napoli per il giovanissimo mulatto Nicolao Dumitru, italianissimo ma con padre romeno e madre brasiliana. L’ultimo affare è stato il passaggio di Jeda al Lecce, mentre il Cesena ha esagerato e di giocatori ne ha presi sei in un colpo solo. Nella volata per Perez del Monaco l’ha spuntata il Bologna, mentre Gelson Fernandes, lo svizzero ‘giustiziere’ della Spagna nell’esordio mondiale, è passato a sorpresa al Chievo.
Un tempo, nemmeno troppo lontano, l’Oscar del mercato veniva dato a chi riusciva a portarsi a casa Platini o Maradona, Baggio o Ronaldo, Zidane o Shevchenko: campioni più o meno giovani ma dal successo garantito e dal contratto multimiliardario. Nemmeno il tempo di leggersi un libro e l’Oscar per il migliore direttore sportivo è finito nelle mani di chi, tra un problema di bilancio e l’altro, alcuni dei suddetti campioni (vedi Ronaldo, Zidane e Shevchenko) è riuscito a venderli come nemmeno le ciliegie in piazza San Babila a Milano. Adesso, dopo aver giusto giusto sfogliato il giornale, ci troviamo con l’ambita statuetta in mano e nessun pretendente al titolo. Sì, perché acquistare Dzeko e vendere Balotelli a peso d’oro non è semplice, ma vuoi mettere con la rescissione del contratto di Grosso e Zebina, Oddo e Jankulovski?
Il paradosso è servito: al momento, ci sono almeno una decina di giocatori sull’asse Milano-Torino che Galliani e Marotta pagherebbero di tasca propria per non trovarli più a libro paga a fine mese, eppure… niente, partita persa, lotta terminata, game over. Da fare, non resta altro che aspettare. Poco altro. Attendere la fine del contratto e, magari, nel mentre, ripassare la Divina Commedia.
Il mercato della Juve quindi, non passerà dalle cessioni di Zebina e Grosso e nemmeno da quelle di Camoranesi (il Birmingham è interessato, ma di acqua sotto i ponti ne deve passare), Trezeguet e Saliahmidzic ma, al momento, si ferma agli acquisti di giocatori in perfetto “stile-Sampdoria”. Quello del Milan non potrà contare sugli addii di Oddo e Jankulovski ma nemmeno su quelli di Kaladze e Gattuso, mentre a Zambrotta, per risolvere la situazione, il contratto è stato allungato; nel mentre, in via Turati sono fermi ad Amelia, Yepes e Papastathopoulos, non esattamente i prossimi candidati al Pallone d’Oro. In casa Inter, invece, non c’è troppo da fare, ma il cambio più importante è rimasto quello in panchina: fuori Mourinho, dentro Benitez.
Presumibilmente, quindi, servirà qualche cessione “eccellente” per arrivare agli obiettivi più grossi. La Juve avrebbe Diego e, nel caso si sbloccasse Dzeko, anche Amauri da mettere in vetrina. L’Inter ha Maicon e Balotelli, mentre il Milan, di fatto, si ritrova con il solo Huntelaar da offrire in giro per l’Europa. Ci sarebbe anche Thiago Silva, ma allora lì sì che arriverebbe il premio. Tutto nuovo per l’occasione…
In Sudafrica, il ritmo delle vuvuzelas è sempre più sudamericano. L’Argentina di Maradona incanta, il Brasile di Dunga convince, Paraguay e Uruguay sorprendono. L’Europa, nel primo mondiale africano della storia, fatica. Germania, Olanda e Spagna procedono lente, Italia e Inghilterra sembrano avere il freno a mano tirato, la Francia ha già spento il motore.
Domenech, al momento, è l’allenatore più criticato del mondo, ma la coppia Lippi-Capello è pronta a prenderne la scia ed, eventualmente, a staccare eventuali “rivali”. Per un mese ogni quattro anni siamo tutti commissari tecnici, e allora ogni suggerimento è utile, ogni critica è costruttiva, qualsiasi arrabbiatura è comprensibile. Chi mettere, chi togliere, chi sostituire? Chi vincerà? Chi deluderà? Ct d’Italia, è ora di cominciare a fare il nostro mestiere…
Francesca Schiavone ha vinto il torneo di tennis del Roland Garros. Un’impresa storica: mai un’italiana aveva vinto un titolo dello Slam. Con questa vittoria inoltre la nostra atleta raggiunge il sesto posto in classifica Wta, livello mai raggiunto prima da una tennista azzurra. In finale la Leonessa ha vinto in due set (6-4 7-6), in un match di alto livello agonistico, contro la favorita Samantha Stosur, numero 7 al mondo, che aveva eliminato Justine Henin, la numero 1 mondiale Serena Williams e la ex numero 1 Jelena Jankovic. In finale, la Schiavone ha messo in campo un tennis spettacolare. Ha saputo prevalere con una tattica ricca di variazioni, con un gioco aggressivo e una pressione che ha pesato sull’avversaria. La Stosur già nel match con la Williams aveva mostrato infatti i suoi limiti a livello emotivo, che ha pagato anche in finale con la nostra campionessa. Con questo risultato, la Schiavone guadagna un milione e mezzo di euro: al milione e 120mila euro del premio vanno infatti aggiunti i 400mila euro promessi dalla Federazione italiana tennis in caso di vittoria al Roland Garros. “Sono felicissima. Siete tutti nel mio cuore. Grazie a tutti. Senza di voi non sarei quello che sono e non avrei fatto giò che ho fatto”. Con queste parole la campionessa ha ringraziato tutti i suoi sostenitori e i suoi amici, numerosissimi ad applaudirla, sul Philippe Chatrier.
Ci mancava pure questa. L’Italia a pezzi umiliata dal Messico ne perde un altro e pure pregiato. Pirlo quasi sicuramente dovrà rinunciare al Sudafrica. E la Nazionale con meno fantasia che si ricordi deve fare a meno di quel po’ di fosforo che le restava a centrocampo.
Chi nell’11 senza Pirlo? La riserva naturale Palombo, Marchisio arretrato in linea mediana dopo l’esperimento fallito da trequartista o il viola Montolivo?
Chi nei 23 senza Pirlo? L’aggregato Cossu oppure…
Oppure Lippi - il regolamento glielo consente - potrebbe sostituire il centrocampista del Milan con una nuova convocazione. E alla luce delle critiche dopo la prima uscita degli azzurri, in extremis potrebbero rinnovarsi i vecchi tormentoni che ci hanno fatto compagnia per tutta la stagione: da Cassano a Balotelli, fino a Totti. Voi cosa fareste?
La Milano nerazzurra pazza per la vittoria dell’Inter
in Champions: guarda i video di Alessandro Trevisani
Diego Milito è l’uomo del destino dell’Inter. Ancor più di Mourinho. Perchè è dai piedi di Milito che sono arrivati i due gol che al Bernabeu hanno steso il Bayern Monaco, riportando i nerazzurri sul tetto d’Europa dopo quarantacinque lunghissimi anni.Il Principe ha dimostrato di essere implacabile nei momenti decisivi.
Non importa se si sta giocando la finale di Champions, quella della Tim Cup, o l’ultima giornata di un campionato all’ultimo respiro: lui la mette dentro. Lui, il Normal One, quello tutto casa, famiglia e gol.
Una stagione perfetta la sua, che proseguirà con un Mondiale in cui ha tutte le carte in regola per giocare da protagonista, Maradona permettendo. Una stagione che lo mette in pole position per il prossimo Pallone d’Oro.
Ma se l’Inter, dopo anni di digiuni fa indigestione di successi e, ingorda, agguanta un magnifico triplete lo deve a un collettivo che ha dimostrato di essere determinato e compatto, in cui i singoli talenti sono all’assoluto servizio della squadra. E di questo il merito è senza dubbio di Josè Mourinho, in grado di regalare ai tifosi nerazzurri un sogno dopo anni di incubi, o di successi a metà. Ora resta da vedere se continuerà a sedere sulla panchina dell’Inter. Ma questa è un’altra storia.
Elvira Pollina
Piange José Mourinho, piangono i romanisti. Ma le lacrime dell’allenatore portoghese mentre ritira a Siena il premio per il secondo scudetto consecutivo da quando Massimo Moratti lo ha chiamato a Milano sono di gioia. E’ ancora lui, lo Special One, il simbolo di questo trionfo, il diciottessimo tricolore della storia dell’Inter. E’ lo scudetto di Mourinho e di Diego Milito che anche stavolta ha messo la sua firma: è lui a segnare l’1-0 ai toscani che spegne i sogni della Roma al dodicesimo della ripresa, risolvendo alla sua maniera una partita complicata e ricacciando i giallorossi, virtualmente campioni per diciassette minuti, al secondo posto in classifica.L’Inter chiude il campionato a quota 82, la Roma a 80. Un bel regalo per il 65esimo compleanno di Massimo Moratti. Ora ne aspetta un altro, ancora più gradito. La data è già cerchiata sul calendario: 22 maggio, Madrid, dove Zanetti e compagni contenderanno al Bayern Monaco la Champions. Dopo la Coppa Italia e lo scudetto, quello che manca per passare alla storia.
La Juventus ha chiesto ufficialmente la revoca dello scudetto 2006 e il deferimento degli altri club colpevoli (eventualmente) della violazione dell’articolo 1 del codice sportivo. Il primo passo ufficiale dell’era Andrea Agnelli, quindi, è di quelli che lasciano il segno. Per alcuni, un atto dovuto, un segno di rispetto nei confronti dei tifosi bianconeri e della verità. Per altri, un gesto inelegante che dimostra l’incapacità della Juve di accettare un verdetto e di mettersi alle spalle Calciopoli.
L’intenzione è quella di lasciare a Voi lettori l’arduo compito della sentenza (facciamo del parere) in proposito. Per farlo, ricordiamo quanto previsto dall’articolo 1: “Coloro che sono tenuti all’osservanza delle norme federali devono comportarsi secondo i principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva”. La Juve moggiana lo ha fatto? Pare di no, ed è stata punita. Milan, Lazio, Fiorentina, Reggina e Messina neppure, e sono state punite. Merita uguale trattamento (non in misura, ma nel merito) anche l’Inter, ovvero la società alla quale è stato assegnato lo “scudetto di cartone” nel 2006?
Questa è l’intercettazione che, probabilmente, dà più di ogni altra il senso della misura della vicenda al centro del “contenzioso”. Al telefono, l’allora presidente dell’Inter, Giacinto Facchetti, e l’allora designatore degli assistemti degli arbitri, Gennaro Mazzei.
Mazzei: Sono in macchina che vado a Coverciano
Facchetti: Stai andando a Coverciano?
Mazzei: Sì perché mi trovo tra mezzoretta con Bergamo
Facchetti: Sceglili bene per domenica sera eh…
Mazzei: Numero 1 e numero 2, penso eh, a ’sto punto penso da quello che… Ivaldi e Pisacreta
Facchetti: Ivaldi e Pisacreta
Mazzei: Eh sono il numero 1 e il numero 2
Facchetti: Sì certo, e il numero 1 degli arbitri……. (il riferimento è a Pierluigi Collina, che in quei giorni veniva richiesto soprattutto da Roberto Mancini n.d.r)
Mazzei: Eh sì, speriamo che ci caschi con questo sorteggio del cavolo, che ci caschi il numero 1
Facchetti: Ma vaaa… non devono farli i sorteggi, lì devono… ehhh
Mazzei: Eh, come si fa Giacinto….
Facchetti: Ehhh….
Mazzei: Purtroppo ci vuole fortuna lì, perché ti dico la verità, qui il sorteggio lo fa un giornalista, devono studiare una griglia dove le possibilità sono più alte… l’unica cosa…
Facchetti: Ma sì, mettono De Santis che ha già fatto la Juve domenica e non può, mettono Rosetti che è di Torino…
Mazzei: Ma devono lasciare un campo aperto almeno del 50% per quello che è scritto nel regolamento, mi sembra
Facchetti: Come?
Mazzei: Devono lasciare un campo aperto almeno del 50% per quello che è scritto nel regolamento mi sembra
Facchetti: Ah…
Mazzei: Perché non possono forzare con le preclusioni, almeno un 50% di possibilità, almeno mi sembra che è scritto sul regolamento… dopo ne parlo con Bergamo
Facchetti: Ma.. vabbè vabbè … senti allora per C.E. li lascio…
L’allora dg della Juventus, Luciano Moggi, all’epoca parlava così di griglie con Paolo Bergamo, designatore arbitrale.
Moggi: Ora ti dico quello che mi ero studiato io.
Bergamo: Vai! …Vediamo cosa torna con quello che ho studiato io… Chi ci metti in prima griglia di squadre? Di partite?
M. Aspè…fammi piglià il foglietto! Perché io me la son guardata oggi per bene… Allora, io ho fatto: Inter-Roma, Juventus-Udinese, Reggina-Milan, Fiorentina-Parma che non può non essere messa qui; e Siena-Messina
B. Sì
M. Ho fatto di 5, ma si po’ fa’ anche di 4 però! Non è che però Siena-Messina… mi sembra una partita abbastanza importante! Mi sembra, eh?
B. Poi c’è anche Livorno-Sampdoria che all’andata è stato un casino!
M. Sono due squadre che in pratica so un po’ più tranquille.
B. Vabbè, vai, tanto questo cambia poco, se ne po’ aggiungere anche una volendo, però arbitri per la prima fascia ce ne ho pochi. Dimmi!
M. Io ci ho messo Bertini, Paparesta, Trefoloni, Racalbuto, ci avevo messo Tombolini, però Tombolini poi ha fatto un casino con la Lazio, non lo so qui com’è, ha dato un rigore… questi qui erano gli arbitri che io avevo messo in questa griglia!
B. E Rodomonti al posto di Tombolini, no?
M. Va bene pure!
B. E allora s’era fatta uguale vedi!
Non era da meno l’allora responsabile delle relazioni con gli arbitri del Milan, Meani, qui al telfono con Pairetto, ex designatore arbitrale.
Meani: Che griglia, che griglia farete oggi?… Ancora il solito….
Pairetto: Ma penso che divideremo ancora in due si si si là.
Meani: Io penso ancora dentro Rosetti, Pieri….
Pairetto: Si questi qui sai… Rosetti, Racalbuto, Bertini. Dondarini sta andando bene, molto bene.
Meani: Dondarini è ora che….
Pairetto: …Sai che dobbiamo lanciarlo.
Meani: … provi anche un po’ il San Siro… No, ma non c’è problema eh, tutto a posto.
Pairetto: Bene.
Meani: Ti ringrazio tanto eh.
Pairetto: Ci mancherebbe.
Meani: Ciao Ciao.
Pairetto: A presto eh… ciao ciao.
Meani parlava anche cin Bergamo.
Meani: Te chi mi mandi a Firenze?.
Bergamo: Come griglia? Te dici come griglia di arbitri? L’abbiamo fatta a tre ma mi fai dire una cosa che con Gigi (Pairetto l’altro designatore) non abbiamo ancora concordato… Ho in mente di metterne tre perché non voglio preclusioni e gli arbitri sono Messina, Farina e Rodomonti per me, poi sentiamo Gigi perché poi immaginerai quelli che sono i tre che voglio mettere la domenica successiva…(la griglia per Milan-Juventus, ndr).
Meani: Ho capito, tu vuoi mettere Paparesta….
Bergamo: Si.
Meani: Collina….
Bergamo: Si.
Meani: Trefoloni.
Bergamo: Sissignore, e mi ci gioco la testa…
Meani: Però a Trefoloni gli fai un bel discorsetto…
Bergamo: Stai tranquillo, stai tranquillo…
Meani: Perché se no gli tagliamo la testa noi…
Bergamo: Stai tranquillo…
Meani: Se no chiamalo e parlagli…
Ah, quanto è ardua questa sentenza…
